Il Genio Alato e la porta degli inferi

Mentre scolavo un po’ di febbre sul divano, mi sono ritrovata imbambolata davanti alla trasmisione Forum su Canale 5.
Causa: figlio VS madre presunta strega che nega alla prole il nome del vero padre. Visto l’argomento hanno citato alcuni luoghi italici considerati magici. Tre secondi e il mio stato d’allerta è passato da cadavere appena interrato a segugio in presenza di tartufo da mezza tonnellata.

Sono stati indicati tre luoghi: la porta Alchemica di Roma – di cui parleremo nei prossimi articoli -, Benevento e dintorni e Piazza Statuto a Torino, dove si dice sia ubicata l’entrata degli inferi.

Quest’ultimo ha attivato il “Ti porto in un posto-radar”, così mi sono fiondata a cercare informazioni.

Ho trovato qualche storia interessante, ma non quanto il monumento costruito nel 1879 con i massi estratti dal Fréjus durante la costruzione del traforo che collega Fancia e Italia, opera partita nel 1870.

Una piramide fatta di massi e statue di uomini, i titani abbattuti, che alcuni considerano la rappresentazione delle fatiche dei minatori per costruire il lungo traforo. Muscoli adagiati, stanchi, sfiniti, sovrastati da un vigoroso ma poco rassicurante Genio Alato.

Dove volge lo sguardo

Chiamato anche l'”angelo della scienza”, il Genio Alato rappresenta  il potere della scienza contro l’incolta e brutale natura delle cose, l’uomo che buca la roccia e avanza nel futuro per mettere in comunicazione popoli e culture.
Sì, be’, diciamolo, più che altro per favorire i commerci, dai su.

Inutile dire che il nostro amico alucciato è quello che pizzica le fantasie di tutti. La sua sinistra espressione e la posizione delle mani rivolte verso il basso lo collocano più verso la curva infernale che quella celestiale: per molti sarebbe l’angelo ribelle, colui che non deve essere nominato… non Voldermort, ma Lucifero, sbattuto dall’Altissimo nei bassifondi del creato. Da questa interpretazione nasce l’ipotesi che il suo sguardo sia rivolto verso l’entrata dell’enorme imbuto dantesco, ebbene sì: l’Inferno.
L’entrata sarebbe nascosta da… una magnifica porta tutta ricoperta di simboli? No.
Un uscio girevole di quelli che nemmeno il Ritz? No.

Ah, un cancello incantato dove non vedi attraverso! No.

Un tombino.

Ehm sì.
Si dice che l’entrata dell’Inferno presente a Piazza Statuto sia celata da un anonimo tombino sito ai piedi del monumento. Sicuramente qualcuno ha provato a verificare calandosi come una tartatuga Ninja alla ricerca del portiere, ma di fatto non ci sono evidenze che nel sistema fognario torinese vi risieda la comunità infernale.

La stella rovesciata

Una particolarità veramente interessante del Genio Alato è la stella rovesciata che portava in testa fino a qualche anno fa e che ora sembra sparita.
Rubata? Tolta per non alimentare ipotesi di magia nera? Non si sa, di fatto alla statua manca un pezzo che ne caratterizzava l’aspetto e smanacciava le fantasie di tutti.

Perché visitare questo monumento

Piazza Statuto ospita un monumento che, al di là delle leggende e delle letture sinistre, è molto significativo, sia per il periodo storico in cui è nato, sia per l’evento che rappresenta, sia per il materiale di costruzione, ma soprattutto perché non ha mai reso un tombino così interessante.