Il Vittoriale degli Italiani – Gardone Riviera

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Gabriele d’Annunzio.
Basta pronunciare questo nome per ricevere sorrisi ammiccanti o grugniti indignati, da sempre, perché d’Annunzio, il Vate autoeletto alla morte di Carducci, è un personaggio che genera ancora oggi discussioni incandescenti.

Nato il 12 marzo del 1863 a Pescara, il piccolo Gabriele già mostrava i primi segni dell’uomo che avrebbe dato alla storia: sicuro di sé, curioso, sfrontato, affilato, amante del bello, delle parole, della letteratura, dell’arte, della vita a volume alto, dell’Eros, di se stesso, profondamente diluito con l’Italia fresca di unione, ma mai decisa a diventare capitale di quel mondo in evoluzione frenetica.

D’Annunzio fu poeta, scrittore, politico, drammaturgo, patriota, soldato, pubblicitario, prima espressione di copywriter, ma fu anche molto altro, oggi lo definiremmo multipotenziale e probabilmente avrebbe un plotone di haters che, brandendo l’arma dei mediocri, lo accuserebbe di essere immodesto e immorale, condannandolo non per reati oggettivi, ma solo per non volersi scusare di essere semplicemente se stesso.

“La modestia è l’unico difetto che mi onoro di non avere”.

Il d’Annunzio che la storia scolastica e le bufale ci hanno consegnato è di una superficialità patologica che deve essere riveduta lasciando indietro le interpretazioni facili, semplicistiche, dettate dall’averlo giudicato con il senno di poi.

Sfatiamo subito un mito: d’Annunzio NON si tolse alcuna costola per accoppiarsi con la sua bocca e ci dispiace che all’annuncio della Settimana del Vate, qualcuno ci abbia fatto la battuta sopra, dando per scontato che la cosa fosse vera perché tale l’ha resa la “tradizione”.

Ti porto in un posto parla di viaggi e di storie, per questo non tratteremo a fondo il d’Annunzio politico (impossibile scindere il politico dal resto), ci concentreremo sul d’Annunzio che ha reso la sua vita – e non solo – un’opera d’arte, arrivata a noi cavalcando le sue parole, ma anche correndo nelle stanze e nei luoghi di quel monumento che fu la sua ultima dimora e poi tomba: il Vittoriale degli Italiani.

Sarà proprio il Vittoriale l’argomento portante della Settimana del Vate: il viaggio comincia dal luogo che fu più dannunziano di d’Annunzio stesso.

Cos’è il Vittoriale degli italiani?

Il Vittoriale degli Italiani è un complesso di edifici, strade, piazze, corsi d’acqua, ivi troviamo un mausoleo, un anfiteatro, un incrociatore incastonato nella roccia, giardini, un lago a forma di violino e poi stanze con una propria identià, una via crucis, moniti, monili, libri, tanti, tantissimi libri, statue, spazzole, profumi… L’elenco non arriva ad un punto, è estenuante, poiché il Vittoriale, per come lo intende chi scrive, è d’Annunzio tradotto in oggetti, luoghi e forme. Donato dallo stesso poeta al popolo italico, il Vittoriale ha il compito di raccontarci di lui e non solo, ci racconta un pezzo della nostra storia che si fa leggere solo da chi è pronto realmente a mettere in discussione le sue convinzioni.

Questo enorme monumento si trova a Gardone Riviera sulle sponde bresciane del Lago di Garda, è gestito e protetto dalla Fondazione del Vittoriale degli Italiani, presieduta da Giordano Bruno Guerri.

Il Vittoriale è l’evoluzione dannunziana di una villa appartenuta allo storico d’arte tedesco Henry Thode che fu sequestrata dal governo italiano come risarcimento per i danni di guerra. D’Annunzio la prese in affitto per circa un anno, per poi diventarne il proprietario nel 1921. All’interno della villa, Thode aveva lasciato tutto, una biblioteca di 6000 volumi (con d’Annunzio diventeranno più di 30.000),  pianoforti, manoscritti, opere d’arte di un valore che non ha numero. Il Vate entrò in possesso di tutto e da lì cominciarono i lavori per quello che poi sarebbe diventato il Vittoriale, grazie anche all’aiuto dell’architetto Gian Carlo Maroni che ha saputo, più di altri, seguire i desideri del committente nell’edificazione dell’ “idea Vittoriale”.

Nella pancia del Vittoriale

D’Annunzio era un esteta, amava circondarsi di ciò che considerava la rappresentazione del suo “vivere inimitabile”, si sentiva più arredatore e tappezziere che poeta, aveva uno stile che oggi definiremmo barocco se non addirittura kitsch, ma che legato a lui trova un motivo, una bellezza turbata ma pur sempre sensata.

Nei luoghi della Prioria, il complesso principale, vige un caos ordinato, difficile da capire per chiunque visiti il Vittoriale non conoscendo bene il padrone di casa. Camminare per i luoghi della Prioria può essere claustrofobico e violento a causa della presenza di forti tendaggi e drappi alle finestre (d’Annunzio divenne fotofobico dopo la perdita dell’occhio destro causata da un incidente); pareti per lo più scure fanno da sfondo ad un campionario di oggetti stilisticamente nemici tra loro, facenti parte di culture e religioni diverse, epoche e storie lontanissime e poi parole, parole a ancora parole, frasi, autocitazioni, poesie, pensieri su pietra, su legno, su tutto.

Le stanze della Prioria hanno una loro vita, un loro nome, una loro identità, una loro storia e soprattutto una loro funzione. Durante la settimana che dedicheremo a d’Annunzio, sui nostri social cercheremo di raccontare le curiosità principali di queste stanze, accompagnate da alcuni bozzetti di Effelu e le vignette di MyIJ.

Non solo interni

Parlare del Vittoriale concentrandoci solo sugli interni sarebbe un sacrilegio. Ciò che rende questo luogo una tappa obbligata anche per chi non conosce d’Annunzio è anche l’enorme parco che ci regala insolite sorprese, citiamo ad esempio la Nave Puglia, letteralmente incastonata nella roccia e che punta verso l’Adriatico, o il MAS 96, ma anche l’aereo S.V.A. utilizzato da d’Annunzio per il famoso volo su Vienna.

Il viaggio è lungo e di sicuro non riusciremo a parlare di tutto, ma cominciamo da qui.

Perché visitare il Vittoriale?

Lo sappiamo, non vi abbiamo detto praticamente nulla, ma è questo il senso della Settimana del Vate, scopriremo piano piano i luoghi che hanno “riparato” d’Annunzio per i suoi ultimi 17 anni.

Superati i pregiudizi storici e le interpretazioni, è innegabile se non addirittura scorretto rifiutare il genio di d’Annunzio che, quasi alla fine della sua strada terrena, trasformò la sua vita in materia, in “pietre vive” da lasciare al popolo italiano.

Benvenuto/a nella Settimana del Vate, seguici sulla nostra pagina Facebook e sul nostro profilo Instagram per anneddoti sul Vittoriale e il suo proprietario. 🙂

 

Per visitare il Vittoriale, puoi trovare tutte le informazioni qui.

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