Il mistero del Giardino degli Aranci

Il Giardino degli Aranci è un luogo di Roma abbastanza vip, ma non tutti conoscono le leggende legate ai suoi splendidi alberi.

Prima di scoprirle, dobbiamo sfatare un mito.

Il buco della serratura

Il Giardino degli Aranci NON è dall‘altra parte del famoso buco della serratura da dove si vede la Cupola di San Pietro in quel gioco prospettico meraviglioso.

Sgonfiamo questo mito secondo cui le siepi che incorniciano la Cupola facciano parte del Giardino degli Aranci:  si tratta del giardino del Priorato dei Cavalieri di Malta, tappato dal cancello che appunto ha la serratura-vista-Cupola. Detto questo, la serratura è ormai su tutte le guide turistiche, è stata fotografata in ogni posa e angolo, non c’è da aggiungere altro (forse… ;)).

Il giardino degli Aranci (parco Savello)

Il Giardino degli aranci è esattamente 290 metri prima del cancello del Priorato, è un parco accessibile a tutti e possiede un affaccio su Roma che dà il meglio di sé di notte. La particolarità di questo affaccio è forse la sensazione di una città molto più piccola di quello che è, la sua vastità si ridimensiona parecchio e le distanze sembrano minime, quasi a misura d’uomo. L’affaccio, tuttavia, se pur magnifico, non è il protagonista di questa storia.

Un giardino qualsiasi?

No.
Il giardino faceva parte della roccaforte della famiglia Savelli e per circa quattro secoli è rimasto chiuso al pubblico, per poi diventare vero e proprio parco nel 1932 grazie a Raffele De Vico. Se è arrivato a noi intatto è grazie anche alla presenza di orari di apertura e di chiusura.

All’entrata del parco, su Piazza Pietro D’Illiria c’è una fontana composta da pezzi di “arte riciclata”. Assemblata nel 1936 dall’artista Antonio Munõz, i suoi due pezzi, la vasca e la maschera, provengono da due luoghi diversi. La vasca è di epoca romana, mentre la maschera, che rappresenterebbe il Dio Oceano, è stata “montata” e rismontata alcune volte in varie zone di Roma prima di finire addosso al muro di cinta del Parco Savello. E’ una fontana davvero fantastica perché i due pezzi sembrano essere nati e cresciuti insieme.

Tutto molto suggestivo, ma torniamo ai veri protagonisti di questo viaggio: gli aranci.

La leggenda degli aranci

Pare che gli aranci attualmente presenti nel giardino siano “figli” di un albero importato da San Domenico Guzman, fondatore dell’ordine dei frati domenicani che ai quei tempi avevano il loro orto proprio dove ora sorge il giardino.
Da questo albero ne nacque un altro che non solo è ancora vivo, ma risiede nei giardini della Chiesa di Santa Sabina a pochi passi dal parco ed è possibile vederlo attraverso una fessura che si trova in uno dei muri della navata della chiesa. Quando siamo andati non siamo riusciti a vederlo, ma un signore gentilissimo ci ha raccontato la leggenda degli aranci.

Citiamo:
“Dal primo albero so’ nati tutti gli altri che vedi, gli aranci so’ miracolosi, soprattutto le bucce, però non puoi toccarli, è vietato” .

Come sempre non sapremo mai la verità sulle proprietà di questi aranci, però un miracolo lo fanno: mentre guardi Roma dalla terrazza non senti più l’odore di città, ma un profumo di arancia che ti porta lontanissimo nel tempo.
E ci sta bene così.

Come arrivare al Giardino degli Aranci?

Partendo da Roma Termini:

  • prendi la metro B direzione Laurentina Fermata Circo Massimo
  • appena fuori dalla Metropolitana prendi Via Del Circo Massimo (alla destra troverai proprio il Circo Massimo)
  • vai dritto fino a Piazza Ugo la Malfa
  • supera la piazza e svolta a sinistra in via Di Valle Murcia
  • Vai sempre dritto fino al Cilvio dei Publicii
  • Svolta a destra per Via Santa Sabina, sulla destra avrai il Giardino degli Aranci

Il consiglio

Il Giardino degli Aranci ormai non è più così sconosciuto, per cui rischi di trovare un sacco di turisti cui dovrai lasciare spazio e tempo per osservare la città macinando tutta la magia del momento. A Roma non esistono periodi di bassa affluenza turistica, per cui ti consigliamo di andare, sederti in una delle panchine del parco e aspettare che la terrazza sia abbastanza libera da lasciarti il tempo per ammirare il panorama. 🙂

 

Ph Effelu