La straordinaria storia del Moai di Vitorchiano

Se dici Moai, puoi ottenere due tipi di reazione: “moche?” o espressioni di meraviglia che si perdono in isole lontane a metà del mare.

Miti e leggende vestono questi monoliti di tufo vulcanico che perimetrano l’Isola di Pasqua (Isola Rapa Nui), situata nel Pacifico a largo del Cile. Alti dai 2 ai 20 metri, i Moai sono possenti statue antropomorfe dall’espressione in bilico tra il chemmefrega e il “non ti avvicinare ché ti sradico la vita”, in verità il loro scopo è superpacifico: portano prosperità e benessere alla popolazione che abita l’isola.  Molti esemplari sono interrati fino al collo, mentre altri sorgono a figura intera e ogni anno attirano a sé milioni di turisti incuriositi dai giganteschi guardiani.

Ok, ma cosa c’entra la famosissima isola di Pasqua con i “viaggi sotto casa”?

Anche noi in Italia abbiamo dei Moai, per la precisione due, uno a Vitorchiano (VT) e l’altro a Chiuduno in provincia di Bergamo: gli unici due esemplari di Moai  deigiorninostri  che risiedono fuori dall’isola di Pasqua, oltre a quelli originali prelevati dall’isola e portati ad Amburgo e Parigi.

Sia il Moai di Vitorchiano che quello di Chiuduno non sono semplici cover fatte da una ditta italiana che ha scolato un po’ di cemento in uno stampo, assolutamente no. I due Moai sono stati scolpiti da delegazioni provenienti dall’isola di Pasqua che hanno rispettato il più possibile le tecniche di lavorazione, utilizzando attrezzi antichi e avvalendosi solo in minima parte di macchinari moderni.

Il gemellaggio e la tv

L’altra domanda è: cosa ci facciamo con i Moai visto che di statue in Italia ne abbiamo da imbottigliare e vendere?

La storia del Moai di Vitorchiano ci ha lasciati a bocca aperta perché questo monolite moderno ha avuto un ruolo fondamentale per salvare i suoi fratelloni sull’Isola.

L’idea di creare un Moai in Italia fu partorita dalla RAI che, nel 1987 con la trasmissione Alla ricerca dell’Arca condotta da Mino D’Amato, diede il via ad un gemellaggio incredibile tra Italia e l’isola di Pasqua. Scopo? Costruire un Moai in Europa per porre l’attenzione del mondo sull’inevitabile “morte” dei Moai originali che a quei tempi erano abbandonati a se stessi e rischiavano l‘estinzione.

Così, grazie a questa iniziativa di stampo televisivo, in Italia sbarcò una delegazione pasquense incaricata di trovare un materiale simile al tufo vulcanico e di avviare i lavori.

Dopo mille ricerche, venne individuata la materia più idonea, il peperino, che si trovava nella cava appartenente alla famiglia Anselmi nei pressi di Vitorchiano.

La squadra iniziò i lavori che durarono 4 settimane, furono seguiti dalle tv di tutto il mondo. Oltre al rispetto delle tecniche e all’utilizzo degli attrezzi antichi, l’installazione del Moai nella piazza principale di Vitorchiano venne accompagnata da canti, balli e riti di buon auspicio.

Qualche anno fa, tuttavia, il nostro amico venne sradicato dalla piazza principale per essere spostato all’entrata del paese, in una zona adibita a camper… ehm sì.

Adesso volge lo sguardo verso Vitorchiano e anche se non è più al centro del paese, continua a proteggere gli abitanti con il suo sguardo fiero e attento.

 

 

La leggenda

Una leggenda dice che se poggi la mano sul suo ombelico, lo guardi negli occhi ed esprimi un desiderio questo si avvera.  Funzionerà? Non lo sappiamo, ma di sicuro un desiderio lo ha realizzato davvero: oggi i Moai sull’Isola di Pasqua vengono curati per accogliere la mole di turisti che ogni anno attraversano il mondo per vederli.

Se passi da Vitorchiano, un saluto al Moai è d’obbligo. 😉

Come arrivare?

La statua del Moai di Vitorchiano si trova in in Via della Teverina  in direzione Grotte Santo Stefano. E’ leggermente fuori dal paese, ma raggiungibilissimo a piedi.

  • Da Roma Ostiense prendi il treno verso Viterbo Porta Romana
  • Dalla stazione di Viterbo porta Romana prendi autobus che porta a Vitorchiano

Il consiglio

Ti consigliamo di inserire la visita al Moai in un tour della zona di Vitorchiano perché è ricca di storia e miti da conoscere assolutamente. 😉

 

 

Foto by Mara Bonamano, illustrazione Effelu
Ringraziamo Massimo Egidi per averci fatto conoscere questa bellissima storia.