Ti racconto il Vittoriale: Rita d’Annunzio

Continua La Settimana del Vate, dedicata al Vittoriale degli Italiani.
Tra aneddoti e curiosità sull’ultima dimora-museo di Gabriele d’Annunzio vogliamo condividere anche le testimonianze di chi, per amore o cognome, è legato alla figura del poeta.

Rita è stata la prima scelta, sia per il cognome sia per l’ incalcolabile amore per d’Annunzio. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

TPIUP: D’Annunzio è un cognome importante. Molti non ci fanno caso, altri si appassionanto a Gabriele proprio perché ne portano il cognome. Parentela o meno, lo sentono dentro.

A te che effetto fa?

R:“D’Annunzio è un cognome importantissimo per me, lo sento come parte del DNA e ne vado orgogliosa e fiera.
Il cognome d’Annunzio mi ricorda molto, ricorda le mie origini , le mie tradizioni, il mio sangue.
Da piccola questo cognome importante ha dato fastidio a tante persone, compresa me.
Parla del primo percorso della mia vita le prime scuole, ma grazie alla mia cultura personale e a questo cognome, ho fatto di me quella che sono oggi.

D’Annunzio è stato sempre presente nella mia vita, proprio nel quodiano: lo ricordo pensando a mia nonna quando mi raccontava della prima Guerra Mondiale con nonno Carmine arruolato e Gabriele come Comandante;
lo ricordo nei cibi tradizionali abruzzesi, come ad esempio “il Parrozzo” che il Vate amava particolarmente, un dolce  a base di uova, mandorle e cioccolato: delizioso!

Il Vate vive ogni giorno dentro di me, lo sento leggendo i suoi libri e sopratutto i suoi epistolari.
Ma per sentir quell’emozione che ti fa tremare cuore e vene, rigenerando lo spirito, la mente e l’anima devo andare al Vittoriale degli italiani.”

TPIUP: Il D’Annunzio scolastico è molto diverso da quello che si scopre ad uno studio più approfondito, secondo te perché ancora oggi non riusciamo a dare a d’Annunzio lo spazio che merita nei libri di scuola? E’ una questione politica o altro?

R: D’Annunzio scolastico è totalmente diverso da quello che era realmente, nel libri di testo scolastici (sopratutto in quelli di letteratura) viene data un’importanza minimale: al massimo due pagine sulla vita e una poesia.
La più famosa e la più studiata è  La pioggia nel Pineto, che fa parte della racconta di poesie  Alcyone, ma in questi anni ho fatto una scoperta disarmante: è stata sostituita!

Il Vate viene raccontato nei libri di storia associandolo al fascismo e a Benito Mussolini, vengono descritti come  grandi alleati ed amici, cosa assolutamente falsa. D’Annunzio dava molto fastidio sul fronte politico, basti pensare alle parole di Mussolini: <<d’Annunzio è come un dente cariato, o lo si estirpa o lo si ricopre di oro!>>, ovviamente Gabry ha scelto la seconda opzione facendosi ricoprire di oro creando il Vittoriale degli Italiani.

TPIUP: Il Vittoriale è l’ultima dimora del poeta, doveva risiedere lì poco tempo, finì per morici l’1 marzo 1938. Oggi è una sorta di museo che celebra un solo uomo, o almeno così sembra, tu come lo hai vissuto? Raccontaci la tua prima volta al Vittoriale. Tu che sei legata a d’Annunzio per via del cognome, cos’è per te il Vittoriale?

R: “Il Vittoriale degli Italiani è un luogo magico.
Lì il tempo sembra essersi gelato e, come già ho detto, è l’unico posto dove rigenero le mie energie, l’unico posto che mi fa piangere dalla gioia, battere il cuore e tremare i polsi.
La prima volta che mi recai al Vittoriale piansi a dirotto! Le sensazione che provo ogni volta che entro in quella dimora sono indescrivibili, si riescono tutt’ora a percepire gli odori, l’immancabile profumo dei tanti e tanti libri, la sua immensa cultura.
Se quelle mura potessero parlare!
Chi è amante del Vate non può privarsi di una visita al Vittoriale, solo così può veramente capire d’Annunzio e sfatare qualche mito da libro scolastico.
Dal grande poeta all’amore per la letteratura italiana, basti pensare all’inchino che si deve fare per entrare nella sua officina: l’inchino al Maestro all’opera e alla Letteratura.
Al grande uomo politico ed eroico, al grande amante che fece innamorare tantissime donne.
L’ultima che rimase al suo fianco fino alla morte fu Luisa Baccara, la grande pianista.
Gabriele amava la musica, Luisa fu rinominata “La Signora del Vittoriale”, ma non per questo fu l’ultima donna della sua vita… Gabriele aveva tantissime amanti che vedeva spesso al Vittoriale sopratutto nella Clausura.
Lui era fatto così e Luisa accettò il suo essere soffrendoci terribilmente, ma lo amava! Lo amava cosi tanto da accettare tutto ciò.”

TPIUP: Dai un consiglio a chi visita il Vittoriale: cosa vedere, dove soffermarsi, cosa proprio NON può perdere.

R: “Il Vittoriale degli Italiani è unico al mondo, un posto irresistibile e tutto da vedere.
La Prioria, dove il Vate ha vissuto, è ricca di lui, ogni minimo particolare è da scrutare, ogni minimo oggetto, scritta, ogni cosa parla di lui.
La stanza del Lebbroso con il letto culla/bara, è lì che Gabriele ha dato ordine di mettere il suo corpo da morto, vicino alla statua di San Sebastiano e il quadro di San Francesco che lo abbraccia.
La stanza della Cheli: la sala da pranzo dove sul tavolo c’è una grande carapace, vissuto realmente al Vittoriale che morì per un’indigestione di tuberose, voluta li espressamente dal poeta per ricordare agli ospiti di non peccare di ingordigia.
L’Officina:  l’unica stanza piena di luce dove componeva le sue opere con il busto di Eleonora Duse coperto da un velo per non distrarlo.
Il Bagno Blu: inimitabile di cotanta bellezza , con la piccola vetrata degli aironi di Pietro Chiesa.
La Zambracca: la stanza dove portava a termine le ultime cose della giornata, lì è stato trovato morto l’1 marzo 1938.
Stupendi e numerosi i giardini, le cascate dell’acqua pazza!
Il Vittoriale va vissuto tutto e appieno, mi fermo qui e non dico altro per non rovinare la sorpresa!!”

 

Rita è nata a Civitavecchia 36 anni fa, ma è abbruzzese purosangue. E’ una libera professionista e grande studiosa di d’Annunzio e Dante.